giovedì 6 novembre 2014

Vincenzo Pisanu a Torino


Ascoltare poesia in limba sarda a Torino


di Pia Deidda




Sono ancora vivi gli echi carichi di emozione della serata che si è tenuta il 25 ottobre nella sede della nostra associazione culturale torinese Nosu Impari dedicata alla Poesia di Vincenzo Pisanu - autore della silloge “Is arrosas de Uras” - e allietata dalla Musica di Nicola Agus.

I presenti hanno espresso pareri molto favorevoli, come Silvana D. che mi dice «Ne ho riportato delle emozioni positive, sono rimasta incantata. Una cosa che rimane dentro».

«E' stato coinvolgente!» mi dice Franco L. «Anche se sono pugliese mi sento più sardo perchè vado in Sardegna da trentasei anni, e devi esserlo un po' come me per capire i riferimenti che fate, non facili, sempre alla tradizione». Antonella M. è fra le più commosse «Mi è piaciuto che abbia dedicato molte poesie soprattutto agli emigrati, mi ha emozionato, mi ha riportata a ricordi indietro nel tempo. Sono venuta via dalla Sardegna che avevo quindici anni e quando vi ritorno l'emozione c'è sempre, il rientro è traumatico». E' in queste occasioni che ci si accorge dell'importanza che possono avere incontri culturali come questi che riannodano fili dello spirito alla memoria. Così Valentina M. può dire che le è piaciuto questo incontro perchè il poeta l'ha accompagnata a capire, sul filo di una lingua - variegata - che non vuole essere dimenticata, le cose del passato, gli affetti, come quello per la mamma, o la vecchia Zifola dimenticata.

A distanza di qualche giorno ho avuto l'opportunità di continuare a colloquiare a distanza con Vincenzo Pisanu e confrontarci sull'esito della serata a cuore non più tanto caldo.

D - Una settimana dopo l'evento ho chiesto ad alcuni amici presenti le loro impressioni e ho raccolto in particolare un aspetto che le accomuna: il carattere universale delle sue poesie. “Is arrosas de Uras” racchiudono emozioni e vissuti di tanti di loro. E' concorde a questa visione?

R - Sì, concordo su questa visione, anche perchè nella raccolta “Is Arrosas de Uras”, Le rose di Uras, il “canto” per le donne emigrate del mio paese, Uras appunto, si universalizza perchè rivolto a tutte coloro nel mondo e non solo a loro. A loro in particolare, ma anche agli uomini di sempre che hanno dovuto lasciare le proprie radici e ai giovani d’oggi, e a quelli “di casa nostra” che dal Sud e dalla Sardegna hanno ripreso a migrare. In modo diverso di cinquanta anni fa, ma comunque con gli stessi desideri e le speranze di allora. Una vita migliore, una sistemazione per l’oggi e per il domani.

Certo, nelle pagine e tra i versi sono presenti situazioni comuni alle tante persone presenti alla serata. E quindi anche emozioni comuni per vissuti e percorsi di vita a cui in un modo o nell’altro sono rimasti legati.

D- Portare con la sua poesia la Sardegna in “Continente”. Riscontra una diversità di approccio culturale e umano quando ha davanti delle persone che vivono lontane e che hanno vissuto sulla loro pelle quello di cui la sua lirica parla?

R- Risponderò citando qualche tratto della mia stessa nota di presentazione contenuta in “Is Arrosas de Uras” e maturata proprio a seguito dei molteplici incontri letterari da me tenuti in Italia e in diversi paesi europei, in seno alle comunità dei sardi emigrati: “C’è un paese reale e un paese del cuore, quello che la memoria vuole conservare legando le immagini fissate ai suoni, alle parole, agli odori riposti nella memoria olfattiva, capaci di suscitare ogni emozione quando taluni di questi si possono ritrovare anche a migliaia di chilometri di distanza. Ed è per questo normale che si avverta la struggenza “del paese perduto”, pari a un amore perso, un amore lontano. Quelli che non tornano avranno sempre un amore lontano, “una madre che attende” e si porteranno dentro una “intima città senza amore”.

D- Sentire le poesie lette in limba sarda ha creato una viva emozione. L'ha percepita? Ne ha sentito un riscontro?

R- Si, l’ho avvertito. Nel clima collettivo, nella espressione dei volti e nel luccicchìo degli occhi dei presenti. Ma ancor di più, in tante bocche dischiuse e non solo per approcciare un sorriso di gradimento. Colloquiavano con me in sardo... cun sa bucca appena appena scarangiàda, come ci è solito dire; con bocche tese quasi nello spasimo di proferir parole che silenziosamente intonassero il proprio sentire in lingua sarda. Parole nostre dunque, nell’insieme, in condivisione verbale e di anime. Inutile dire che tutto ciò da parte mia è percepito e vissuto come una dolce ruvidezza che fa vibrare le corde dell’anima, procurandomi emozioni che talvolta mi impediscono anche di continuare nella lettura. E questo avviene nonostante volta per volta mi riprometta di essere un po' più freddo nel porgere i miei versi, ma... il cuore di noi sardi è caldo e... spesso, e sovente, va per conto suo. Siamo fatti cosi...

L'articolo lo si può trovare nella rivista online "Tottus in pari":
http://tottusinpari.blog.tiscali.it/2014/11/07/ascoltare-poesia-in-limba-a-torino-incontro-con-vincenzo-pisanu-autore-de-%E2%80%9Cis-arrosas-de-uras%E2%80%9D/




domenica 2 novembre 2014

Incontro a Torino con il musicista di launeddas Nicola Agus


INCONTRO CON IL MUSICISTA NICOLA AGUS



Sentire musica di eccellenza, realizzata con uno strumento che agli albori ha iniziato a costruire la storia di questa Arte, è un piacere per lo spirito. E Nicola Agus riesce a far convivere ritmi moderni e suoni ancestrali.



 



L'Associazione Nosu Impari ha ospitato sabato 25 ottobre 2014 il musicista sardo Nicola Agus, suonatore di launeddas e, al contempo, di armonica a bocca, oboe e altri strumenti a fiato, fra i più arcaici, provenienti da tutto il mondo.

Dobbiamo ringraziare il poeta Vincenzo Pisanu per aver organizzato questo incontro in coincidenza con la presentazione della sua silloge “Is arroras de Uras”.

Serata da ricordare, dicono coloro che vi hanno partecipato, rimasti meravigliati dalle vibranti e sublimi note che il maestro riesce a far uscire dalle launeddas da lui stesso costruite.

Sentirlo suonare ha fatto capire le potenzialità inaspettate di questo strumento. Musica però nuova dove gli ancestrali suoni si sposano con ritmi moderni, che spaziano dal pop al soul. Durante la serata è stato lo stesso musicista a spiegare il percorso musicale che l'ha condotto a questa scelta , da quando era un bambino affascinato dai suoni che provenivano dalle canne di fiume fino ad oggi che frequenta il Conservatorio di Cagliari e ha maturato la sua formazione e preparazione.

Dice Toni A. fra gli spettatori:«Mi ha colpito la sua grande preparazione musicale, ma mi ha anche meravigliato la sua umiltà e la semplicità nello spiegarci le motivazioni che l'hanno spinto a certe scelte musicali».

Nicola vorrebbe che alle launeddas fosse riconosciuta la loro storicità, perchè sono da annoverarsi fra gli strumenti più antichi non solo del Mediterraneo ma del mondo, e, al contempo, fosse dato loro il giusto riconoscimento di strumento che può essere usato anche in contesti di sperimentazione musicale diversificata. Non quindi solo uno strumento musicale folkloristico da utilizzare durante le sfilate e le processioni, ma a 360°. Infatti, tende a precisare, le stesse melodie usate oggi possono non essere quelle usate nell'antichità. L'evoluzione di uno strumento segue la ricerca di musicalità diverse e, solo in questo modo, lo si rende sempre vivo e attuale. Come la cornamusa anche le launeddas dovrebbero avere il riconoscimento dell'UNESCO, riprendere il loro primato.

Per Antonella M. fa piacere che un giovane coltivi la tradizione con tanta passione: « riesce a portarti indietro con le stesse emozioni di un tempo pur facendo musica moderna».

Certo una scelta difficile che sta trovando qualche ostacolo soprattutto con le istituzioni. «La Sardegna non è pronta per il messaggio che vorrei lanciare perchè vengono gestite male certe scelte culturali» si lamenta Nicola «tanti altri artisti, che hanno tanto da dare, non vengono valorizzati. La Regione sovvenziona solo determinati progetti folkloristici, non sempre di qualità. Tanta musica non è etnica, non è musica antica, tanti riarrangiamenti non appartengono alla tradizione del popolo sardo. Io disturbo con le mie performance musicali non tradizionali».

In tanti, presenti alla serata, si augurano il riconoscimento e il successo di Nicola Agus a livello non solo regionale ma internazionale:«Vorrei che tornasse da noi, magari a teatro; dovrebbe avere un promotore che gli permetta di diffondere la musica, in altre associazioni culturali e anche nei circoli sardi» dice Valentina M.

Noi tutti auguriamo che Nicola Agus abbia questo meritato successo e lo ringraziamo per le emozioni che ci ha donato con la sua magistrale esecuzione.



Pia Deidda

L'articolo è anche in Tottus in pari
http://tottusinpari.blog.tiscali.it/2014/11/02/a-torino-con-l%E2%80%99associazione-%E2%80%9Cnosu-impari%E2%80%9D-incontro-con-il-musicista-nicola-agus/

 




"Sa badrunfula" (La trottola)



Domenica prossima 9 novembre alle ore 16 nella sede di Via Reiss Romoli 45, "SA BADRUNFULA" (La trottola) con Giampiero Piras che ci mostrerà le trottole da lui costruite. Inoltre, pubblicazioni sulla storia, le regole dei giochi e un vocabolario delle varie espressioni dialettali.



Vi aspettiamo numerosi!





Grazie agli amici che ieri sera erano presenti alla cena e al loro contributo per permettere all'Associazione di sostenersi anche economicamente nelle spese. 




sabato 1 novembre 2014

Al Nosu Impari di Torino con la Poesia di Vincenzo Pisanu e la Musica di Nicola Agus



Sabato 25 ottobre 2014

INCONTRI CON GLI AUTORI

La Poesia  di Vincenzo Pisanu e la Musica di Nicola Agus



 Pia Deidda, Vincenzo Pisanu e Luisa Pisano

Lettura alternata in italiano e in limba sarda di alcune poesia dalla silloge "Is arrosas de Uras" come T'ap'a cantai (bidda mia) -Ti canterò (paese mio), Partiant - Partivano, Sa fest' 'e su satu (E bisu ancora) - La festa dei campi (E sogno ancora) - Ma cantu funt attesu i' bisus... - Ma quanto son distanti i sogni..., Un'ogu de soli, unu scannu, una muredda (cantu po sa popìa...manna) - Un raggio si sole, uno scanno, un sedile di pietra (cantoper una bimba...adulta), Andaus - Andiamo.



Nicola Agus ha stupito l'uditorio con il magistrale suono delle sue launeddas...


 ... e dell'armonica.
 
 



Marcello Concas (Assessore all'Urbanistica di Moncalieri), Nicola Agus, 
Luisa Pisano, Pia Deidda e Gianluca Cotza in arte Quintomoro


Una sorpresa, la visita inaspettata di Mina Puddu presidente del Circolo sardo di Grenoble


mercoledì 29 ottobre 2014

Marcello Pisano per l'incontro del 25 ottobre nella nostra sede



Incontri con gli autori
Sabato 25 ottobre 2014: la Poesia di Vincenzo Pisanu e la Musica di Nicola Agus

Da una email di Marcello Pisano:
La serata di ieri ci ha regalato un altro tassello culturale e armonioso del popolo sardo.


E senz'e fai campanillismu, evviva po su populu sardu.
Buona giornata.
Marcello


Impressioni
Il trio P, seduto davanti a me: io sono lo spettatore, si è dimostrato ampiamente alle nostre attese.
In questo caso dirò qualcosa, le più essenziali e senza farmi influenzare troppo dal senno di poi, riguardo
alla prima P.
All’inizio, tutto normale e con una certa tranquillità, dopo le dovute presentazioni pure; dopo la lettura
Della prima poesia, la prima P si fa seria: comincia l’emozione, non per averla letta (ma per quello che
Ha sensibilizzato in lei la lettura).
Letta dal secondo P in lingua sarda, l’emozione è aumentata, comunque contenuta.
La lingua sarda, per coloro i quali l’amano, trasmette non solo armonia ed emozione
Ma anche nostalgia.
Ciò ha messo in "fibrillazione" la prima P.
Ma ,alla richiesta del secondo P, di far lettura di una poesia in lingua sarda, tutta la miscellanea
del suo stato d’animo, si è tramutato in leggero disagio, declinando l’invito elegantemente.
Succintamente all’amica P.
Marcello






Sabato sera ci ritroviamo nella sede dell'associazione per una spaghettata.
Offerta libera.